Lo Scudetto del 2006. PDF Stampa E-mail
  
Lunedì 01 Agosto 2011 00:00

Il Consiglio Federale della FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio), riunito il 18 luglio scorso a Roma, ha certificato con specifica delibera che “non ci sono i presupposti giuridici per la revoca dello scudetto 2006 all'Inter”.

Già il 4 luglio, però, quando era stata resa pubblica la relazione del Procuratore Sportivo Palazzi, era apparso  evidente che le possibilità di una revoca dello scudetto assegnato all’Inter nell’estate del 2006, come spudoratamente chiesto dalla novella “mogia” juventus, fossero praticamente inesistenti.
Guido Rossi, infatti, nella torrida estate di colciopoli, da commissario straordinario e futuro Campione del Mondo, dopo aver richiesto il parere di tre saggi super partes, non assegnò il titolo, ma si limitò a prendere atto della classifica del campionato 2005-2006, così come si era configurata dopo le penalizzazioni di Juve e Milan.
L’assenza di un’assegnazione esplicita ha di fatto blindato il titolo, rendendo impercorribile l'atto di revoca, perché non c’è mai stata una decisione attributiva.
Ma cosa dice, veramente, la “Relazione Palazzi”, alla cui attenta lettura si rimanda il mogio giovin signore degli agnelli, quello parcheggiato alla presidenza della juventus perché non facesse danni in “ditta” come è capitato a quel “nulla” disadattato che risponde al nome del cugino lapo.
A spiegarcelo con competente arguzia è Marco Travaglio.
“Il Procuratore sportivo Palazzi ha chiuso le indagini sulle intercettazioni di Calciopoli relative all’Inter e ha sostenuto che, telefonando ai designatori arbitrali, l’Inter di Moratti e Facchetti ha (“avrebbe”) violato l’art. 1 (“slealtà sportiva”) e l’art. 6 (“illecito sportivo”), ma non può essere punita perché è tutto prescritto. A meno che, si capisce, l’Inter non rinunci alla prescrizione. Palazzi equipara (“immagina di equiparare”) l’Inter agli altri club puniti per Calciopoli: Fiorentina, Lazio e Milan. Tutti tranne uno: la Juventus di Moggi e Giraudo, protagonista di fatti “di differente gravità, protrazione e invasività”, dunque fuori concorso e giustamente retrocessa in Serie B (“come richiesto dagli stessi suoi avvocati”) e privata di due scudetti. Il pm sportivo, però, ricorda che la sua tesi accusatoria contro Milan, Fiorentina, Lazio e ora Inter è già stata sconfessata dalla Corte Federale, secondo cui non basta telefonare ai designatori per commettere illecito: occorre che le pressioni arrivino agli arbitri e li condizionino. La qual cosa Palazzi non è riuscito a provare per nessun club, eccetto la Juve. Dunque è verosimile che, anche se l’Inter rinunciasse alla prescrizione, verrebbe assolta o, al massimo, privata di qualche punto. E, siccome le presunte pressioni interiste non sortirono effetti e ai tempi della Triade Bianconera (“il famigerato trio mondezza”) l’Inter perdeva campionati truccati, nessuno scudetto dovrebbe passare di mano. Ciò detto, sarebbe un bel gesto da parte di Moratti rinunciare alla prescrizione per farsi giudicare nel merito. Così potrà finalmente difendersi nel processo sportivo (penalmente, gli inquirenti napoletani hanno già ritenuto che non c’è nulla di rilevante). Già, perché finora hanno parlato solo Palazzi e Moggi con la sua corte di avvocati e giornalisti à la carte. Se poi l’Inter fosse assolta, non resterebbe alcuna ombra nella sua storia, se non quella di aver tentato di difendersi dalla Cupola per vie traverse anziché con una pubblica denuncia”. Personalmente, ricordato che l’inter non ha subito alcun processo “sportivo” o “penale” che sia, cioè non è stata giudicata responsabile di alcunché, tanto vero che lo stesso soggetto inquirente, cioè l’accusa, decide di “non procedere”; ricordato questo, bisognerebbe essere coerenti con se stessi.
Illuminanti e condivisibili sono ancora le parole di Travaglio.
“Ma, per invitare l’Inter a rinunciare alla prescrizione, come sempre deve fare chi non ha nulla da temere ed è raggiunto da sospetti infamanti, bisogna avere le carte in regola. Cioè farlo sempre. Tanto più per politici coinvolti in processi penali. Quando la Cassazione accertò che Andreotti era stato mafioso fino al 1980, reato “commesso” ma prescritto, tutti i grandi giornali e tg, anche “de sinistra”, titolarono “assolto”. Idem i servi di B. quando le sei volte che il padrone la fece franca per prescrizione. Due fra i giornalisti più attivi nel gabellare le prescrizioni per assoluzioni sono Giuliano Ferrara e Pigi Battista. Grande è stato dunque lo stupore dei lettori del Corriere della Sera nel leggere (“luglio 2011”) l’intemerata all’Inter di un certo Battista, probabilmente un omonimo, che in veste di “juventino” reclama “la restituzione motu proprio dello scudetto usurpato”, perché “con la prescrizione crolla la pretesa dell’Inter di incarnare ‘la squadra degli onesti’”. Intanto il Foglio di Ferrara sostiene che “crolla il castello di accuse di Calciopoli”: nessuna “cupola” Moggi, nel calcio “come nell’era Craxi si viveva in un sistema condiviso”. Ora, basta leggere le telefonate di Moggi e girando (“entrambi radiati definitivamente dal mondo del calcio”) per notare l’abissale differenza con quelle di Facchetti e Moratti. Ma, anche se fosse vero che l’Inter faceva (“e non è così”) le stesse cose della Juve, non crollerebbe nulla, semmai si aggiungerebbe un’architrave alla Cupola: 1 ladro più 1 ladro fa 2 ladri, non 0 ladri. Anche Moggi e la Juve, tornati amorevolmente insieme, sfidano l’Inter a rinunciare alla prescrizione. Peccato che la Juve di Moggi, Giraudo e Agricola si sia salvata in Cassazione nel processo del doping proprio grazie alla prescrizione. Chissà se fa ancora in tempo a rinunciarvi, e se le conviene: negli anni del doping vinse (?) tre scudetti, una Champions, due Supercoppe italiane, una Supercoppa europea e un’Intercontinentale. Non vorremmo che Pigi e tutti gli juventini ne chiedano la restituzione. Motu proprio”.

 

 

 
Clicky Web Analytics